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"Mi impegno a rappresentare le aspirazioni del sesso femminile, cooperare con ogni mia forza per quanto modestamente, per ottenere la rinascita materiale e morale di Collesalvetti e del suo popolo.’’ Con queste parole, il 1 dicembre 1946, Minerva Benedettini giura fedeltà di fronte al sindaco del piccolo comune livornese. L’Italia è libera, ferita ma libera. Da pochi mesi è diventata una Repubblica, grazie al referendum popolare, al quale finalmente partecipano anche le donne, perciò universale. A distanza di 154 anni, con un pizzico di ritardo,dalla "Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine" firmata da Olympe de Gouges che purtroppo le valse - nel 1793 - la ghigliottina, l’Italia dà adito a tutti di esprimersi nel miglior modo possibile. Minerva accetta orgogliosa la sfida. Lei infatti è la prima donna a ricoprire l’incarico di assessore nel suo comune. Ha solo 23 anni ma sa cosa vuole. Shakespeare l’avrebbe definita ‘’ O cuor di tigre nella pelle d'una donna’’ Donna operosa, appassionata, severa e combattiva, allegra e accorta. Sostenitrice dell’UDI, immancabile nelle riunioni, promotrice di eventi socioculturali. Maestra. Insegna a leggere e a scrivere ai figli dei braccianti, alla Campigliola, nelle sperdute campagne toscane. Scrittrice. Nei mesi trascorsi nella Maremma racconta la vita quotidiana dei braccianti. |