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Dopo il risultato delle primarie e dopo la grave sconfitta regionale del Partito, ci sembra opportuno condividere delle riflessioni e delle scelte politiche da assumere già nella prima assemblea regionale dei giovani democratici abruzzesi. Scriviamo quanto segue perché riteniamo un obbligo quello di adoperarci per compiere uno sforzo maggiore rispetto a quanto delineato in documenti pieni di buone intenzioni, convinti dell’attuale necessità di svolgere una attenta analisi del voto come della indispensabile declinazione della funzione della giovanile all’interno del partito, tentando di consegnarle un ruolo chiaro che stenta ancora ad avere. Sebbene siamo tra le regioni che possono vantare il maggior numero di voti alle primarie della giovanile, il risultato politico delle regionali dimezza se non azzera un esito che appare alquanto fallace, l’errore più grave che l’attuale gruppo di eletti alla regione può compiere è quello di far finta che non sia accaduto niente e procedere con le dovute liturgie aspettando momenti migliori per emergere. In principio la giovanile era un luogo aperto e meno formale del partito, predisposto per la selezione e l’avvicinamento dei giovani alla politica, un luogo tanto aggregativo quanto selettivo, palestra politica e di vita. Questo è servito fino a quando si è ritenuto, a ragione, che i partiti fossero i naturali soggetti deputati a svolgere un ruolo Politico nella società. La giovanile del “partito nuovo”, compresa tra i 14 ed i 29 anni (idea che non brilla di originalità) invece ha eletto in maniera diretta solo il segretario nazionale, scelta opinabile per chi dovrebbe costruire un partito federale e procedendo di conseguenza velocemente all’elezione del segretario regionale posticipando sui i temi e le proposte il confronto. Rimane curiosa l’equilibrista pratica di misurare anche i giovani con la moderna panacea politica(le primarie) sottoponendoli ad una competizione senza liste contrapposte per evitare il confronto di idee e di progetti, prediligendo la creativa “preferenza a lista unica aperta” dove il singolo ragazzo esprime se stesso o peggio il gregario di clan il più delle volte apolitici. Basterebbe questo per comprendere come dirigenti nazionali smaniosi di ricettari della moderna politica, allontanano un valore principale di questa disciplina che è la Serietà, creando continui momenti di fittizia democrazia diretta dove si conosce chi ma non cosa si vota. |