Sondaggi

I Dischi del Decennio.Ecco le top ten dei dischi italiani degli ultimi dieci anni secono la giuria composta da Angelo Aquaro, Ernesto Assante, Gino Castaldo, Carlo Moretti, Luca Valtorta, Giuseppe Videtti.
 

Newsletter

Aderisci alla Newsletter

Login Form



Chi e' online

 1 visitatore online

Contatore

Hits visite contenuto : 18236
Dal 25 Aprile al 1 Maggio. Due date riavvicinate dai molteplici significati
Scritto da Stefano Diodati   
Lunedì 27 Aprile 2009 23:47

                                             

La grande utopia fu quella di vedere i poveri governare e vederli ancora poveri.
La grande utopia fu di alzare la testa, guardarci negli occhi, vederci umani.
La grande utopia di ricordarci diversi, di riconoscerci zingari e ladri, pii seguaci di allah e maledetti romanisti, integralisti cattolici e terribili stranieri, la grande utopia di non avere nulla in comune
e sentirci fottutamente uguali.
La grande utopia dei militari, degli operai, dei superiori intellettuali e vecchi professori a liberare l’italia.
La grande utopia fu di alzare le barricate alla violenza e mettere il cuore il culo in comune, a ognuno secondo i suoi bisogni.
La grande utopia di prendere parte, di smetterla di pensarla come tutti, di subire l’arida cecità dell’ignoranza, sentirsi addosso il tremendo ridicolo del paese. La grande dignità di stare con gli sconfitti.
La grande utopia che ha visto i suoi ragazzi morire stritolati dai tentacoli del parastato siciliano, campano, meridionale. La grande utopia debole del suo servo di partito, della distanza accumulata dalla povera gente e la presunzione dei suoi cervelli finti.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 05 Maggio 2009 00:28 )
Leggi tutto...
 
Elogio della Razza della Ronda
Scritto da Stefano Diodati   
Sabato 14 Marzo 2009 21:19

 


                                       

 

Tempo addietro vestivano uniformi simil francesi e un caratteristico cappello largo con la coccarda tricolore. Je suis Napoléon, affermavano i più colti che masticavano un po’ di francese mentre si aggiravano nei corridoi grigi e nelle stanze imbottite.
Oggi sono diventati più sottili, infilano una pettorina catarinfrangente e migrano in massa per le strade delle città, certamente delle più civili. Cercano campi rom da brucare, pascoli della razza rivale negraterrumena, si accoppiano perlopiù tra di loro e nelle periodo che va dalla metà di Marzo a quella di giugno. Da qui il detto: una ronda lo fa a Primavera.
C’è già un decreto legge che li tutela, ciò che manca è purtroppo la legge di conversione e il regolamento che disciplini queste forme di vita “differente” che stanno proliferando nel nord Italia. Si è detto son barbarie, si è detto uno Stato democratico detiene legittimamente il monopolio della forza legale, si è arrivati persino a dire che impegnano polizia e caramba a difenderli e scortarli, mentre la criminalità ringrazia e rinnova il voto. Il fondo lo si è raschiato quando qualcuno (i no global, chi sennò?) ha avuto il coraggio a Piacenza di tirar loro minacciosamente coriandoli multicolori in un momento di scherno cinico della condizione del semiumano. La vita va rispettata in tutte le sue forme.
In realtà niente di nuovo, niente paura, abbiamo una lunga tradizione scheletrica nell’armadio. Ogni ventennio ha la sua squadra di napoleoni in pettorina. O in camicia nera.
Beneducati signori sventavano la rivoluzione comunista nel 1920-22 e giù gli anatemi del grande capo sui rossi. Glielo dicano al piccolo cesare che non è originale.
I beneducati arditi combattevano e picchiavan giustamente operai e contadini rivoluzionari dalla pancia, vuota. Fieri del coraggio dei trenta contro uno, chiamavan la classica operazione del codardo “spedizione punitiva”. Condividono con loro oggi, se non la violenza di allora, la stessa scelta culturale di abbassarsi al terreno e alla contesa animale.
Scioccante la reazione di un centro sociale a Padova che ha, certamente, aggredito un piccolo branco di rondinelle in amore che gioiosamente percorrevano la piazza in cerca di qualche barbone di cui cibarsi. Son riusciti a unire i sindacati di polizia e carabinieri, comunisti, nell’affermare il proprio rifiuto di un provvedimento che, a detta di loro, è impraticabile e inutile.
E mentre prosegue il Pd nel farsi del male, nel rendersi a tutti i costi simile al piccolo cesare e ridicolo allorquando si scimmiotta qua e là il rondinaggio, vedi Torino, io ho scelto di adottare un rondinone. Lo tengo nell’armadio, lo porto al parco, lo faccio giocare con un albanese che ha sposato una rumena musulmana. Gli ho insegnato a leggere e gli ho spiegato che ogni cultura è diversa tanto quanto ogni uomo è uguale all’altro. Ogni tanto sbava e aggredisce mio fratello che è sempre molto abbronzato, ma io sono fiducioso.
Si fa persino il bidè ormai.

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Aprile 2009 16:20 )
Leggi tutto...
 
Dossier Nucleare in Italia
Scritto da Matteo Dartagnan   
Venerdì 13 Marzo 2009 14:56
Visto che il messaggio che sta passando tra i media, ma anche sui social network, è che ilnucleare è sbagliato solo perchè non sicuro, vorrei fornire qualche altra argomentazione per
dire no a questo tipo di nucleare (ovvero, quello di 3° generazione), nonostante la
popolazione mondiale crescerà fino a 9 Miliardi nel 2050 e di conseguenza crescerà la
richiesta energetica, per non parlare dell'impegno che l'Italia ha con l'Europa di diminuire le
immmissioni di CO2 entro il 2020.

1) Risorse di Uranio limitate
L'energia nucleare può essere utilizzata per produrre principalmente energia elettrica, che è
solo 1/3 dell'energia primaria consumata; per dare un contributo al controllo delle
immissioni di CO2 (producendo la metà di energia elettrica necessaria) bisognerebbe
decuplicare il numero delle centrali nucleari. Questo obiettivo è irragionevole.
Attualmente il consumo di Uranio è di 70000 tonnellate/anno e le riserve stimate sono di 15
Milioni di tonnellate, di cui 5 Milioni estraibili ai costi attuali. Decuplicando il numero delle
centrali, il fabbisogno crescerebbe a 700000 tonnellate/anno (è un calcolo semplicistico, in
realtà il fabbisogno sarebbe ancora più alto), ed operando una semplice divisione, ci si
accorge che queste riserve sarebbero sufficienti solo per una ventina d'anni; una centrale ha
una vita media di 60 anni, quindi, sarebbe utilizzabile per 1/3 del suo potenziale totale.
Inoltre, in questo scenario di decuplicazione delle centrali, l'energia nucleare coprirebbe il
15% del fabbisogno energetico complessivo.
Se invece si volesse mantenere una percentuale bassa di produzione di energia nucleare
(rimanendo all'attuale 4% del totale), una centrale avrebbe la possibilità di vivere per circa
80 anni.
Ma vale la pena costruire centrali nucleari se poi queste contribuiscono in maniera così
bassa alla riduzione di CO2 nell'atmosfera? E se si volessero diminuire le emissioni entro il
2020, conviene far funzionare una centrale nucleare solo per 1/3 del suo potenziale?
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 18 Marzo 2009 08:51 )
Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 7 di 12

Officine vi propone

Link

 
 
 
Limes  
 
 Italiani Europei

 
Left Wing
 

L'Internazionale.it   

L'Unità
 
MicroMega
 
 
Gianni Cuperlo